RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO
alla proposta di legge regionale di
iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico
integrato
L'acqua rappresenta l'esempio più evidente di un bene comune a livello mondiale, un bene comune che non si può limitare a rifiutare agli esseri umani ed alle specie viventi, è un bene naturale fondamentale, non può essere sostituita da altre sostanze, non si può evitare né posticiparne l'uso, non esistono scelte alternative, anche per questo non può essere quindi considerata una merce.
Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero raggiunga i tre miliardi. Eppure tutti sanno che l'acqua è vita e che senza acqua non c'è vita possibile.L'acqua rappresenta quindi un bene comune a livello mondiale, necessario alla sopravvivenza ed insostituibile. E' questo il motivo fondamentele per cui non può in alcun caso essere considerato una merce.
Il 2005 vedrà il lancio, da parte delle Nazioni Unite, del Secondo Decennio Internazionale dell'Acqua. Sarà quindi un anno determinante rispetto all'obiettivo del riconoscimento da parte della comunità internazionale dell'accesso all'acqua come diritto inalienabile ed imprescrittibile.
E tuttavia, le pressioni ai diversi livelli (internazionale, nazionale e locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e l'affidamento al cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano imperterrite e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed amministrative.
Per questo affermiamo che arrestare i processi di privatizzazione dell'acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.
Il percorso che ha portato le diverse realtà promotrici alla presentazione di questa proposta di legge regionale arriva da lontano. Nel 2003, dichiarato dall'ONU Anno mondiale dell'acqua, proprio a Firenze si svolse il Forum Mondiale alternativo dell'acqua che, ispirandosi al concetto di acqua come bene comune necessario alla vita, bocciò le politiche fondate sulla trasformazione dell'acqua in merce, anche mediante l'introduzione del cosiddetto "partenariato pubblico-privato", chiedendone con forza la proprietà e la gestione pubblica come garanzia di libero accesso per tutti.
In quell'occasione si costituì il Tavolo toscano dell'Acqua che, partendo dalla critica delle politiche di privatizzazione dell'acqua portate avanti dalla Regione Toscana, diede il via ad un monitoraggio nei diversi territori di quanto si veniva attivando a livello regionale, relativamente ai modelli gestionali del servizio idrico. Fu possibile, di conseguenza, verificare, fra l'altro : il peggioramento del servizio fornito a parità di tariffe; la riduzione dei finanziamenti per gli investimenti; l'incontrollabilità di alcuni capitoli di spesa; il peggioramento della qualità dell'acqua destinata al consumo umano ( che ha comportato addirittura la richiesta, da parte della Regione Toscana, a fine 2003, di deroghe ai valori limite per alcune sostanze indesiderate o tossiche). Senza contare la non economicità della gestione, che ha comportato e comporta sovraprofitti per il sistema bancario ed un maggiore costo per la collettività ( vedi strumenti definiti "innovativi" quali la "Finanza di Progetto"), rispetto alle forme ordinarie e tradizionali di finanziamento delle strutture pubbliche.
Di fatto, gli obiettivi promessi da una martellante campagna di promozione comunicativa in ordine ai benefici della privatizzazione e del cosiddetto parternariato pubblico-privato - maggiore qualità, maggiore economicità, maggiori investimenti- si sono dimostrati, alla prova dei fatti, totalmente inconsistenti.
E anche il dialogo, avviato con le istituzioni regionali durante il Forum Mondiale alternativo. si rilevava totalmente improduttivo, essendo chiaro ai più come la strada intrapresa verso la privatizzazione del sevizio idrico non sembrasse essere nè discutibile, né negoziabile. Come il progetto di legge regionale sui servizi pubblici di interesse economico generale, attualmente in discussione in Consiglio Regionale, dimostra.
Ma in questi anni, si sono prodotte, nelle diverse realtà territoriali della regione, diverse esperienze di resistenza alle logiche della mercificazione dell'acqua e della privatizzazione del servizio idrico. Sono esperienze che si ricollegano idealmente alle tante lotte che in diverse parti del mondo riaffermano il diritto all'acqua come un bene comune universale : dalle comunità indiane dei contadini del Narmada che si oppongono alle grandi dighe, alle comunità di Cochabamba e di El Alto in Bolivia, alla recente e vincente esperienza referendaria in Uruguay, che ha decretato a larghissima maggioranza la gestione pubblica dell'acqua.
Queste diverse realtà territoriali toscane si sono incontrate, nel corso del 2004, in due diversi Forum Sociali della Toscana, a Stia e a Piombino, e hanno di conseguenza deciso, sulla base delle relazioni tenute dal Tavolo toscano dell'Acqua, di coordinare le proprie esperienze per attivare una iniziativa unificante a livello regionale : una proposta di legge d'iniziativa popolare con l'obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico; capace nel contempo di promuovere un modello innovativo di gestione dei servizi pubblici; di mettere al primo posto le esigenze dei cittadini e dei lavoratori e di valorizzare la gestione democratica e la partecipazione popolare.
La presentazione del testo della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato rappresenta la prima tappa di questo cammino.
E veniamo alla presentazione del testo di legge.
L'articolo 1 stabilisce i principi generali, attraverso : la definizione di acqua come "bene comune"; il riconoscimento dell'accesso gratuito al servizio di erogazione del quantitativo di acqua indispensabile per l'uso individuale; la promozione del risparmio e del riutilizzo della risorsa idrica; il miglioramento della qualità e della salubrità dell'acqua destinata all'uso potabile. Dal riconoscimento del preminente interesse generale del servizio idrico integrato con una situazione di monopolio naturale, deriva la necessità di una gestione interamente pubblica.
L'articolo 2 fissa gli obiettivi quantitativi relativi al risparmio, prevedendo, in particolare, il dimezzamento al 2015 dei prelievi in essere di acqua dolce per gli usi non potabili.Viene proposta, a tale scopo, l'adozione di apposita Deliberazione del Presidente della Giunta Regionale Toscana, che, oltre a stabilire le tappe di tale percorso, definisca alcune indicazioni in materia urbanistica, quali, fra l'altro : la realizzazione di reti duali di acqua potabile/ non potabile per le nuove costruzioni; il riciclo delle acque di scarico; il recupero dell'acqua piovana.
L'articolo 3 definisce le priorità e le forme di gestione del servizio idrico integrato. Viene affermato come la gestione del servizio idrico integrato debba avvenire esclusivamente mediante organismi pubblici o società interamente partecipate da enti pubblici. Vengono inoltre stabilite garanzie in merito al mantenimento della caratteristica pubblica nella partecipazione societaria, nonchè in merito alle specifiche caratteristiche contrattuali dei lavoratori.
L'articolo 4 fissa al 01/08/2008 la data di decadenza delle attuali forme gestionali miste o interamente private. Viene altresì prevista la possibilità di recesso anticipato per i Comuni che decidano di gestire il servizio in forma interamente pubblica prima della data di scadenza indicata, dando facoltà temporanea di gestione, mediante lo strumento convenzionale, della fase depurativa del ciclo, anche a soggetti terzi.
L'articolo 5 ribadisce l'affidamento ad un unico gestore di ogni Ambito Territoriale Ottimale, con la possibilità di deroghe nel caso di gestioni preesistenti salvaguardate, o nel caso di opzione per il recesso anticipato da forme gestionali miste o interamente private.
L'articolo 6 stabilisce le forme tariffarie, sia per le utenze domestiche che per quelle non domestiche. Viene previsto il principio generale della progressività della tariffa per ogni tipo di utenza. Per le utenze domestiche, viene stabilita la gratuità dell'erogazione giornaliera di 40 litri per abitante, in quanto tale quantitativo rappresenta il livello indispensabile per gli usi potabili, alimentari ed igienici di ogni essere umano. Sempre per le utenze domestiche viene stabilito, per i consumi eccedenti, un sistema tariffario, basato su un sistema di scaglioni di reddito e che punisca l'abuso nell'utilizzo del bene comune acqua.
L'articolo 7 prevede, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, l'individuazione da parte degli ATO della quota parte tariffaria a copertura di tutti i costi e del margine di remunerazione. Viene altresì stabilito per Comuni che optano per il recesso anticipato da forme gestionali miste o interamente private, il termine di sessanta giorni per l'individuazione della quota tariffaria relativa alla depurazione.
L'articolo 8 si prefigge l'obiettivo di ripristinare la gestione democratica del servizio idrico integrato, prevedendo il mandato di consultazione vincolante dei Consigli Comunali su tutti gli atti fondamentali relativi alla gestione del servizio idrico integrato; la discussione dei quali, dovrà avvenire attraverso sedute di Consiglio Comunale aperto.Il medesimo articolo prevede inoltre la modifica dell'attuale normativa regionale in ordine allo Statuto dell'Autorità di Ambito, stabilendo il principio della delibera assembleare con maggioranza assoluta dei componenti.
L'articolo 9 rappresenta forse l'aspetto più innovativo della legge, prevedendo la promozione di concrete forme di gestione partecipativa del servizio idrico integrato. In ogni Ato viene infatti prevista la costituzione di una Consulta del Diritto all'Acqua composta da non più di quindici membri, eletti per un terzo dall'assemblea dei lavoratori del servizio idrico integrato e per i due terzi dall'assemblea degli utenti presenti sul territorio. Gli eletti sono revocabili dalle stesse assemblee in qualsiasi momento. Al fine di assicurare il massimo livello di partecipazione popolare sono previste: la massima pubblicità e pubblicizzazione delle sedute della Consulta del Diritto all'Acqua, il diritto di parola per tutti, un'adeguata frequenza, forme di garanzie di accesso alla documentazione esistente in materia di servizio idrico presso gli enti locali, l'Ato, la Regione, il Gestore del servizio, nonché la facoltà di audizione e la possibilità di supporto tecnico degli Organi pubblici di controllo. I poteri della Consulta del diritto all'acqua sono assicurati tramite l'obbligo di preventivo parere su tutti gli atti fondamentali relativi alla gestione del servizio idrico integrato. E' altresì previsto come l'eventualità di un parere difforme tra i Consigli Comunali e la Consulta del Diritto all'Acqua comporti il rinvio del provvedimento in oggetto all'esame dei rispettivi Consigli Comunali, che potranno così solo successivamente confermare o modificare la decisione precedentemente assunta.
L'articolo 10, da ultimo, stabilisce forme di garanzia per i lavoratori delle attuali società di gestione.
