ASA. Cambia il Presidente ma non cambia la gestione E non cambia chi paga: i cittadini/e

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Andrea Guerrini, nuovo Presidente di ASA Spa dal 18/11/16.

ASA manda l’avviso a tutti i suoi clienti: entro la fine del 2017 dovrà recuperare gli investimenti fatti nel 2011, per cui procederà a un addebito per ogni utenza, in media di 25 euro, spalmato in 4 rate. La fase della nuova Presidenza Guerrini si apre con questo primo atto nei confronti degli utenti, veramente degno di encomio. Il cambio al vertice di ASA, voluto dal Sindaco 5 Stelle di Livorno, manifesta una condotta perfettamente in linea con le politiche precedenti: massimizzare i ricavi del gestore e far gravare ogni costo sui cittadini, andando a rispolverare pure i periodi passati. Tant’è che le famigerate partite pregresse sono state addebitate nelle bollette già qualche anno fa, per un valore di quasi 19 milioni di euro, relativamente al triennio 2008/2010.

Preme quanto mai sottolineare che nel periodo era in vigore il metodo normalizzato e che gliinvestimenti venivano pagati anticipatamente in fattura dagli utenti. Bene, ASA ha realizzato nel triennio suddetto solo il 53% degli investimenti previsti, facendo mancare all’appello circa 21 milioni di euro. Perché in questo caso non si sono deliberate partite pregresse a favore degli utenti, come invece è stato fatto per il gestore Publiacqua? Dove sono finiti quei milioni di investimenti programmati e già pagati dai cittadini?

Adesso si addebitano in fattura altri 5 milioni di partite pregresse per il 2011, a favore del gestore. Ma vogliamo ricordare che anche nell’anno 2011, ASA ha realizzato solo il 38% degli investimenti, cioè 14 milioni a fronte dei previsti 36 (relazione del Direttore Generale dell’AIT)? Non solo, si evidenzia anche una disparità riguardo ai tempi: quando si è trattato di restituire la quota in tariffa relativa alla depurazione, si è sostenuto che vigeva una prescrizione di 5 anni. Evidentemente questo limite vale solo quando si tratta di rimborsare gli utenti, e non anche per i gestori che vogliono incassare.

Risultati immagini per asa spaMa la perla di questa vicenda, viene offerta dal Presidente Guerrini nel momento in cui, preoccupato di spiegare l’origine di quanto preteso da ASA, dichiara che in realtà si tratta di mancati ricavi registrati dall’azienda nel 2011. Un richiamo quindi, e la passiva accettazione, di una norma ingiusta e iniqua, a favore dei gestori dell’acqua, che possono far valere il cosiddetto vincolo dei ricavi garantito. In altre parole, sono le uniche aziende, cui spetta per legge di riaddebitare ai loro clienti la differenza tra quanto avevano previsto di riscuotere e l’introito effettivamente realizzato. Così lo stesso Presidente, nello sforzo di chiarire ulteriormente, si trova ad evidenziare l’inevitabile paradosso per cui i clienti consumano meno, ma alla fine si trovano a dover ripagare gli investimenti che le aziende di servizi nel frattempo hanno fatto, contando di incassare di più. Splendido!

Ora, i calcoli di previsione dei consumi di acqua, e di conseguenza dei ricavi, si fanno in base ai consumi effettuati negli anni precedenti: gli utenti toscani, non per spirito ecologista ma per avere le tariffe più care d’Italia, consumano sempre meno (siamo la regione con il più basso consumo di acqua dell’intero Paese). Basterebbe dunque fare le stime in base al trend al ribasso dei consumi che vi è stato in questi ultimi anni. Oppure si va avanti, pensando solo a mantenere e favorire certi tipi di interesse?

Notiamo ancora che il neo Presidente di ASA, in riferimento al nuovo addebito, cita gli investimenti effettuati nell’impianto di potabilizzazione per il trattamento del Boro e dell’Arsenico (22 milioni). Viene spontaneo sottolineare che non sono i cittadini ad inquinare l’acqua con queste sostanze, quanto le attività produttive legate alla geotermia. In questo caso, evidentemente non vale il principio: chi inquina paga. No, pagano solo e sempre i semplici utenti.

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Il Sindaco di Livorno, Filippo Nogarin.

Da ricordare poi che in tutto il territorio gestito da ASA, la diverse tipologie di utenza (domestica, produttiva, agricola, etc.) hanno consumato nel 2015 circa 27 milioni di metri cubi, pagando una tariffa reale media di euro 3,15 a metro cubo. Nello stesso anno, la sola Solvay ne ha consumati oltre 21 milioni, pagando 5 millesimi di euro a metro cubo. Eppure su questo fatto c’è assoluto silenzio.

Non disperiamo. Guerrini rassicura tutti, dicendo che l’esborso per gli utenti sarà calmierato dall’incremento tariffario al 2,7% anziché al 4,7%. Sarà bene avere presente che le tariffe di ASA sono seconde solo a quelle di Nuove Acque, nella nostra regione. Partendo da una cifra molto alta, l’incremento del 2,7% si differenzia dall’incremento del 4% realizzato per esempio da Publiacqua (con tariffa reale media di 2,65 euro ) per soli due centesimi di euro!

Vogliamo infine rammentare la battaglia che fa il Movimento 5 stelle in tutti i consigli comunali della Toscana, affinché le tariffe vengano calcolate sulla base dei componenti familiari e non a utenza, per salvaguardare le famiglie numerose. ASA è il gestore regionale che applica le tariffe più alte per le famiglie numerose: evidentemente sia Nogarin sia il Presidente da lui nominato non ritengono importante la questione.

Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri.

 

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Le pretese di Publiacqua e la responsabilità dei politici-amministratori

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La Costituzione italiana, relativamente ai referendum, è molto chiara: il risultato diventa legge, e in nessun caso si può ignorare o addirittura calpestare. E’ dal 2011, anno dei referendum sull’acqua, logodefinitvo2011che lo andiamo ribadendo. Ma la quota di profitto (la cosiddetta “adeguata remunerazione del capitale investito”, divenuta poi “oneri finanziari e fiscali”) continua a gravare sulle nostre bollette. Parimenti, i soci privati non sono affatto scomparsi dalla gestione idrica: hanno rafforzato invece la loro presenza e il loro potere, complice l’indifferenza se non il favore della quasi unanimità dei politici-amministratori. Questo è quanto accade anche in Publiacqua spa che ogni anno registra utili milionari, a fronte di servizi sempre più scadenti e sempre più cari.
Ma Publiacqua che gestisce una risorsa vitale come fosse una merce qualsiasi, ha ragione quando, per le tariffe e il loro incremento esoso, rimanda ad altri. Certo, come azienda partecipata, sfrutta tutti i vantaggi del “pubblico” e non sopporta alcuno dei rischi del “privato”, ma questo viene concesso e riconcesso ogni volta dalla politica governativa locale e nazionale. E mai che l’azienda venga minimamente ostacolata, tanto meno sanzionata per ritardi, scorrettezze, abusi… Mai!
C’è una responsabilità politica molto grave quindi, a cominciare da quella dei Comuni, soci di Publiacqua, che nella stragrande maggioranza si sono distinti per la loro ignavia. Spesso la cosa più importante pare solo il tacitare gli sporadici malcontenti della cittadinanza o qualche protesta per una gestione insoddisfacente se non iniqua dell’acqua.
Il Comune di Prato non si distingue, tant’è che in occasione di un Consiglio straordinario sull’acqua (settembre 2016), ha mancato ancora una volta di prendere una posizione autonoma e forte. E nel sottrarsi, ha lasciato in campo due contendenti: i cittadini da una parte e l’azienda idrica dall’altra. Solo che tutta la maggioranza consiliare si è praticamente schierata in modo da appoggiare senza riserve l’operato di Publiacqua, e oltre tutto ha offerto all’azienda l’ultima parola, in modo che non ci fosse possibilità alcuna di smentita.
Anche sulla cronaca locale, Publiacqua pare avere avuto l’ultima parola, nel febbraio scorso.

Ma (ri)vediamo alcune questioni:

– Mancato ricalcolo conguaglio tariffario.

Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, gli utenti hanno ricevuto una bolletta che in teoria doveva riportare il conguaglio della tariffa dall’1/1/2016 al 4/10/16 poichè Publiacqua aveva applicato un aumento del 7,5% anziché del 4%, come poi deliberato in sede AIT. In pratica,soldi-copy il conguaglio effettuato partiva dalle date più diverse, comunque mai dal principio del 2016. L’azienda ha dichiarato che la bolletta successiva avrebbe adeguato i calcoli: nulla di tutto questo si è verificato! Pare inoltre, e sarebbe cosa gravissima, che Publiacqua giustifichi questo operato con il passaggio al nuovo sistema operativo (ACEA 2.0), avvenuto all’inizio del 2017: ciò renderebbe impossibile un giusto ed adeguato conguaglio. Ma stiamo scherzando?

– Questione “Obbedienti Civili”

Di fronte alla sordità di gestori e istituzioni, riguardo agli esiti referendari del 2011, alcuni utenti hanno aderito alla Campagna di Obbedienza Civile,

iniziando a detrarre dal pagamento delle bollette, la quota destinata al profitto del gestore. Gli Obbedienti hanno continuato questa forma di lotta, assolutamente innocua e pacifica, perchè in realtà sulla materia pende tuttora la sentenza del Consiglio di Stato: permane quindi la possibilità che Publiacqua debba restituire in tutto o in parte quanto riscosso per la quota di puro profitto!

– Rateazioni dei debiti verso Publiacqua

Diversi utenti, e in sedi diverse di Publiacqua, si sono visti rifiutare la rateazione del loro debito o proporre una scansione ridicola e insostenibile. L’azienda smentisce che questa sia la prassi adottata, ma agli sportelli cosa succede veramente?

-Spese legali per compensi professionali su contenziosi

Nel caso di contenziosi con gli utenti (ad es. decreti ingiuntivi), Publiacqua pretende il pagamento di 200, 300, anche 400,00 euro per compensi professionali. A che titolo e a chi sia destinata la cifra, alberto_sordi_-_buonanotte_-_avvocatonon è dato di sapere. Parrebbe assurdo che il gestore voglia addebitare un importo per il lavoro di una dipendente, cioè la propria avvocata, già stipendiata per le sue prestazioni: costo gravante come tutti gli altri sulle tariffe dell’acqua. E allora?

– Indennizzi

La Carta dei servizi di Publiacqua fissa standard di qualità, a cui il gestore deve attenersi. indennizzo-2Ogni mancato rispetto, di conseguenza, genera un diritto per gli utenti ad essere indennizzati: in alcuni casi in automatico, in altri su richiesta. Rileviamo una carenza di informazioni chiaramente su questi ultimi, previsti per l’errata chiusura del contatore, la mancata lettura, e lo sforamento dei tempi massimi di attesa agli sportelli. Situazioni piuttosto ricorrenti, specialmente in certe zone del territorio gestito da Publiacqua.

 

Come sempre, ci aspettiamo non tanto e non solo delle risposte da parte di Publiacqua. Chiamiamo in causa i politici-amministratori che da tempo hanno di fatto ceduto la gestione dell’acqua ai privati. E chiediamo: chi deve rispettare e tutelare l’acqua come bene comune?

 

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