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Allarme ONU: la quotazione in Borsa dell’acqua minaccia i diritti umani


Con un comunicato dell’11 dicembre u.s. il Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’acqua, Pedro Arrojo-Agudo, ha espresso grave preoccupazione alla notizia che l’acqua, come una qualsiasi altra merce, al pari dell’oro, del petrolio, verrà scambiata sul mercato dei “futures” della Borsa di Wall Street.

Il bubbone è scoppiato in California, uno dei posti al mondo dove la domanda di acqua sta superando l’offerta, in quanto la siccità, cresciuta a causa dei cambiamenti climatici, si fa sentire in maniera sempre più drammatica.

Ciò dovrebbe costituire un monito per l’intera umanità: questa risorsa fondamentale, già minacciata dall’incremento demografico, dal crescente consumo ed inquinamento dell’agricoltura su larga scala, e della grande industria, in particolare quella mineraria, va assolutamente preservata e messa a disposizione di tutti.


Ce lo dobbiamo far ricordare dal Relatore dell’ONU, da Vandana Shiva o da Papa Francesco che l’acqua è un bene essenziale per tutti gli esseri viventi e per la salute pubblica? Come possiamo accettare che l’acqua venga quotata in borsa al pari di un generico articolo commerciale, aprendo così alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese?

Venendo all’Italia e alla Toscana, in particolare, gli interrogativi si fanno più pressanti. Dobbiamo essere noi dei Movimenti, a ricordare che i referendum del 2011 sancirono la sottrazione dell’acqua e di altri beni/servizi dal mercato e dal profitto? Come possiamo accettare che, a quasi dieci anni di distanza, i Sindaci e il Governatore di Regione, rigorosamente targati PD/Renzi, si impegnino a creare una holding Centro Toscana che gestisca l’acqua, oltre a gas, energia elettrica e rifiuti, puntando oltretutto alla quotazione in borsa? Come possiamo accettare che dopo aver impunemente sbandierato la volontà di ripubblicizzare l’acqua, soprattutto in prossimità delle elezioni amministrative, oggi si voglia dare il colpo definitivo e trasformare questo bene vitale in strumento di lucro, in mano ai soliti potentati? E che dire del momento scelto per lanciare lo scellerato progetto? Sarà casuale che ci troviamo in piena crisi pandemica, e per di più “distratti” dalle imminenti feste di Natale e Capodanno?

No, non possiamo accettare questo scempio. Perciò auspichiamo che tra i nostri politici/Amministratori ci siano ancora persone che abbiano davvero a cuore il bene comune; persone capaci di rammentare che quando la politica non è al servizio del bene comune, spinge tutto e tutti nel baratro, sia materialmente che spiritualmente.

Faremo il possibile per testimoniare che i principi di solidarietà e democrazia, di accoglienza e giustizia, di rispetto e cura degli umani e dell’ambiente tutto, stanno al di sopra di ogni cosa, sicuramente di certe manovre di così bassa lega. E prima ancora proveremo a risvegliare la coscienza delle persone comuni, di chiunque continui a credere che un altro mondo è possibile.

21/12/2020

Holding multiservizi. La finanza vince sulla democrazia

Comunicato Stampa

Il nefasto progetto di riunire in una grande holding la gestione di servizi come acqua, energia/gas e rifiuti ha trovato ieri l’accordo, benedetto da Giani, dei Comuni di Firenze, Prato ed Empoli che puntano ad unire società del calibro di Publiacqua, ESTRA/Consiag, Publiservizi e ALIA in un unico mostro tentacolare. Un accordo ai vertici, frutto del peggiore rampantismo politico.


Se ne parlava da diverso tempo, è vero, ma andava raggiunta la quadra, per la soddisfazione dei Comuni maggiori, e primo fra tutti Firenze. Tant’è che Nardella aveva osteggiato un precedente tentativo di accorpare Publiacqua ad ESTRA/Consiag, semplicemente perché le quote di Prato avrebbero superato di gran lunga quelle del capoluogo regionale. Ma con l’entrata di ALIA, dove il Comune fiorentino ha la maggioranza (quasi il 60%), le cose cambiano. Per di più è stato proprio il Primo Cittadino di Firenze a chiamare il top manager Irace per ricoprire la carica di AD di Alia, e portare poi a termine l’operazione multiutility: potrà mai essere tradito?


In realtà, cosa hanno in comune l’acqua, il gas, piuttosto che l’energia elettrica e i rifiuti? Un unico elemento che consente di tenerli insieme: sono merci per fare profitto.

Ancora una volta si vogliono calpestare i referendum del 2011 che, ricordiamo avevano decretato come l’acqua ed altri beni e servizi non dovessero avere rilevanza economica. E’ la vittoria della finanza sulla democrazia. E’ la vittoria della politica incarnata in Toscana dal PD, con l’epigono renziano, sui principi di giustizia e di solidarietà, sulle aspirazioni alla vera cura e al rispetto di persone e ambiente. E’ la vittoria anche dei grandi Comuni rispetto ai piccoli, perché in generale è una vittoria di potere: chi ne ha poco o punto, è sempre destinato a perdere.


La nuova multiutility, ci si è vantati, aspira alla quotazione in borsa, ad immettersi quindi a pieno titolo sul mercato, assicurandosi una fetta di torta, al pari di altri colossi del genere, come IREN, H2A, ACEA… E cosa cambia se i soci invece di essere dei privati sono i Comuni o altri Enti con capitale pubblico? Nulla, proprio nulla.

Quando, come nella holding in questione, si struttura una gestione sullo stampo privatistico, con l’obiettivo di realizzare e incassare utili, non si bada a nient’altro. Ecco gli effetti clamorosi ottenuti finora da Publiacqua: pessima qualità dell’acqua, manutenzioni ridotte al minimo, notevoli perdite delle reti, depurazione e fognatura di livello molto scarso, tariffe alle stelle… Possiamo pensare che da un accorpamento di servizi diversi possa nascere qualcosa di meglio?


Come al solito vorrebbero invece farci credere che ne scaturiranno vantaggi per le persone e l’ambiente: riduzione delle tariffe, aumento degli investimenti, addirittura una regione più green!

Le solite promesse per indorare la pillola. Le stesse promesse fatte per concedere la proroga a Publiacqua e spudoratamente disattese. E’ di questi giorni la nostra denuncia riguardo ai Sindaci del territorio gestito da Publiacqua, che hanno approvato un Piano tariffario per il quale le tariffe aumentano, gli investimenti diminuiscono, cresce il valore della liquidazione del socio privato. Però gli utili hanno un’impennata verso l’alto.


Auspichiamo che nei Consigli Comunali, nella Conferenza Territoriale 3 per l’acqua, nell’ATO dei rifiuti, e in qualsiasi altra sede decisionale, si vadano a prendere posizioni contrarie alla holding multiservizi. Che il bene comune sia davvero centro e riferimento primario della politica!


11/12/2020

Acqua. Aumentano le tariffe e calano gli investimenti

Comunicato Stampa

In questo periodo stanno arrivando le bollette di Publiacqua, con il conguaglio effettuato sulla base del Piano Tariffario 2020-24 proposto dai Sindaci della Conferenza Territoriale 3, il 25/6 scorso, e approvato il giorno successivo dal Consiglio Direttivo dell’AIT. La nuova tariffa decorre comunque dall’1/1/2020.

Non occorre un grande sforzo di memoria per andare al 2018, quando i Sindaci, primo fra tutti Nardella, proclamarono a gran voce che veniva accordata una proroga della concessione a Publiacqua fino al 2024, in cambio di tre vantaggi fondamentali:

  • Nessun aumento delle tariffe
  • Incremento e realizzazione effettiva degli investimenti previsti
  • Contenimento del valore residuo finale da liquidare al socio privato per poi procedere alla ripubblicizzazione del servizio idrico.

(Rinfreschiamoci la memoria: clicca 1 e clicca 2)

Peccato che i nostri Amministratori, sicuramente incalzati da Publiacqua e con l’avallo del Direttore Generale dell’AIT, si siano rimangiati tutto quanto.

Non era questo l’impegno preso, e sfruttato oltretutto a fini elettorali!

Basta mettere a confronto il Piano Tariffario 2016-2024 approvato il 7/12/2018, all’indomani della proroga a Publiacqua, con il Piano Tariffario del giugno scorso: il primo prevedeva un incremento della tariffa pari allo 0,0% per gli anni 2019-2024: il secondo prevede invece un aumento per ciascun anno, in misura variabile, partendo dal 2.10% nel 2020, per poi rimanere al di sopra dell’1% fino al 2024 compreso. In pratica l’unico anno in cui le tariffe non sono cresciute è il 2019.

I nostri Sindaci dunque si permettono di aumentare le tariffe dell’acqua proprio in una fase di enorme crisi del Paese, dovuta alla pandemia Covid, dove tanti hanno perso il lavoro, tanti in cassa integrazione con stipendi ridotti, e tante le piccole imprese che comunque devono pagare i costi fissi ma registrano introiti ridotti all’osso, rischiando la chiusura. Senza contare che per le famiglie si è pure verificato un forte aumento dei consumi legato proprio all’emergenza sanitaria. Non a caso il Forum Toscano dell’Acqua aveva chiesto già nell’aprile scorso una tariffa agevolata, ed ecco arrivare la stangata in questo finale d’anno!

Le cose non vanno meglio per quanto riguarda gli investimenti: quelli programmati e tariffati del Piano approvato nel 2018 ammontavano a € 370.567.000 €, mentre si riducono a € 338.300.000 nel Piano 2020-24, con una netta flessione dell’8,7%.

Eppure, meraviglia delle meraviglie, gli utili da distribuire avranno un incremento di quasi il 35%, balzando da 68 a 91,50 milioni previsti dal nuovo Piano.

E che dire della beffa a proposito del valore residuo, da sborsare per la liquidazione del socio privato di Publiacqua? Allungare la Concessione, secondo i Sindaci, ne avrebbe permesso la diminuzione. Ora, nel Piano stilato nel 2018 il valore residuo a fine Concessione ammontava a 264.360.000 euro, nel Piano approvato il giugno scorso la cifra diventa 272.900.000 + 30.330.000 di conguagli, cioè 303.230.000.

Possiamo capire che non soltanto il socio privato (ACEA) con il 40% delle quote, ma CONSIAG (leggi Comune di Prato) con il 25% e il Comune di Firenze con il 21% abbiano tutto l’interesse ad attuare un piano economico-finanziario del genere, visto che da tempo le speculazioni di stampo privatistico piacciono tanto anche agli enti pubblici. Meno comprensibile risulta l’atteggiamento di tutti gli altri Comuni soci di Publiacqua, che contano complessivamente il 13,5% delle quote, quindi si distribuiscono solo le briciole, ma in Conferenza Territoriale il loro peso è pari a quello dei grandi Comuni. Evidentemente le leggi del mercato e del profitto si impongono su ogni altra cosa, di sicuro su ben più alti principi che dovrebbero essere invece al primo posto nel governo dei nostri

Amministratori, cui sempre più si addice il ruolo di riscossori di dividendi e proventi vari.

05/12/2020

rischiamo di rinunciare a quanto di più prezioso dovrebbe segnare le nostre vite: verità e giustizia, libertà e democrazia…

Non ci possiamo sempre accontentare del meno peggio. Basta annacquare i principi, i valori in cui diciamo di credere !

A forza di accontentarsi, di ridurre le aspettative, di ridimensionare gli obiettivi, rischiamo di rinunciare a quanto di più  prezioso dovrebbe segnare le nostre vite: verità e giustizia, libertà e democrazia… 

Esempio di Holding Esistenti già Quotate in Borsa

Non possiamo accettare che l’acqua finisca nelle mani di una holding, insieme a rifiuti, gas, energia elettrica (figurarsi!)  ritenendo una qualche forma di garanzia che il capitale della mostruosa multiutility sia interamente pubblico. L ‘acqua è un  bene comune, né pubblico né privato, di tutti e di nessuno: qualsiasi passo  per la traduzione in pratica di questi principi deve  rispettare l’assunto di partenza, e porsi sulla via che a quello conduca. Da subito, e senza compromessi  o ambiguità.

Venendo  allo specifico, è chiaro che per liquidare il socio privato in un’azienda idrica partecipata si debba  procedere alla disdetta dei patti  parasociali, come è avvenuto per Publiacqua. Ma è altrettanto chiaro che se semplicemente  sostituisco a quel socio privato un  ente a capitale interamente pubblico, lasciando invariato tutto il resto, non cambierà nulla: l’acqua resterà una merce da sfruttare per realizzare il massimo del profitto, con tutto ciò che ne consegue.

Cambia il dialetto ma la sostanza resta!



Con questa premessa il Forum Toscano Dei Movimenti per l’Acqua emette un nuovo comunicato stampa al riguardo degli ultimi avvenimenti in toscana.

Comunicato stampa

NO dei Sindaci al gestore unico regionale dell’Acqua

Ma continuano le manovre per una multiutility toscana

L’Assemblea dell’Autorità Idrica Toscana di giovedì 19 novembre ha regalato il NO dei Sindaci al gestore unico regionale del servizio idrico integrato. L’approvazione è stata unanime, accompagnata dal plauso e dai ringraziamenti di tutti i partecipanti. Ma in barba alla trasparenza delle istituzioni pubbliche solo dopo un’ora dall’inizio della riunione online, e dopo varie telefonate, è stato possibile seguire la diretta streaming.

L’opposizione a destinare Publiacqua spa, la maggiore azienda idrica toscana, alla gestione dell’intera rete regionale, era stata in realtà manifestata già nel 2018, in sede di Assemblea AIT. Nessuno però ha sottolineato che siano occorsi ben due anni per effettuare lo studio, apparentemente di tipo tecnico-legislativo, che ha dato il benestare all’attuale presa di posizione dei Sindaci.

Del resto, ancora nessuno ha evidenziato come l’obiettivo del gestore unico prosegua a campeggiare nella legge regionale 69/11 che disciplina proprio la gestione del servizio idrico. Quella stessa legge poteva essere totalmente riscritta nell’ottica di una vera ripubblicizzazione, tramite una pdl di Toscana a Sinistra, portata in Consiglio Regionale a fine luglio di quest’anno. Ma a quel punto PD e Lega hanno fatto mancare il numero legale, impedendone perfino la discussione, a riprova del pericolo che essa comportava per gli interessi particolari da cui sono sostenuti.

Il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua ha sempre espresso contrarietà rispetto ad un accentramento nelle mani di un unico gestore, a discapito della qualità del servizio, e nell’assoluta ignoranza di problematiche inerenti le diverse zone della regione, più naturalmente riconducibili ai singoli bacini idrografici. Eppure non riusciamo ad accogliere con esultanza la notizia. Anzi, ci chiediamo se i Sindaci non sappiano o semplicemente fingano di non sapere cosa stia maturando anche soltanto negli ultimi due anni.

Il 2018 è stato particolarmente prolifico nello sfornare decisioni importanti per la gestione dell’Acqua. Decisioni politiche che come tali vanno lette. Intanto si è cominciato a manifestare l’intenzione di ripubblicizzare il servizio idrico, iniziando proprio dal territorio gestito da Publiacqua. Da allora proviamo a smascherare la presunta operazione che cela in realtà la volontà di intervenire unicamente sul piano economico-finanziario: liquidare il socio privato (ACEA/SUEZ), per ampliare la partecipazione dei Comuni e accogliere eventualmente aziende a capitale interamente pubblico. Tutto ciò, lasciando inalterata la veste della società per azioni, ente di diritto privato, votato al profitto. Niente di più lontano da quanto richiesto da milioni di cittadini/e con i referendum del 2011.

L’Acqua NON è una merce!

Interessante notare come ancora nel 2018 sia stato fatto un altro passo significativo nella medesima direzione: la concessione di proroghe alle aziende idriche, in alcuni casi fino al 2031, per dare maggiore agio non ad una vera ripubblicizzazione, come sbandierato, quanto ad una nuova configurazione delle aziende sul mercato, nell’intento di renderle più competitive oltre che più remunerative.

Dopo la “pausa” del 2019, segnata dall’elezioni in molti Comuni, il 2020 sembra aver favorito la ripresa delle manovre. Da tenere d’occhio sempre Publiacqua, ormai non più votata a gestire tutta la Toscana: le mire adesso sono altre e di maggior livello! I Consigli dei Comuni che fanno capo alla spa dell’acqua hanno votato la disdetta dei patti parasociali con l’azienda stessa, per arrivare, si dice, ad estromettere il socio privato. Ma quella che si prospetta è in verità la creazione di una holding che gestisca oltre all’acqua, i rifiuti, l’energia elettrica, il gas… Una multiutility che sicuramente mette d’accordo Comuni (almeno quelli più grandi, con in testa Firenze e Prato) e Regione; da sinistra a destra, senza eccezioni. Un vero esempio per l’intera regione e per tutto il territorio nazionale!

Quando il mercato detta legge, come in questo caso, hanno da guadagnare solo pochi: non i piccoli Comuni, non i cittadini specialmente più poveri, non l’ambiente. Certi disegni nulla hanno a che vedere con i principi di democrazia e di partecipazione, di solidarietà e di rispetto che fondano il bene comune e che dovrebbero orientare il pensiero e l’azione dei nostri Amministratori.

21/11/2020

Verso una holding dei servizi pubblici?

La Regione Toscana conferma il progetto privatistico ed antidemocratico

Comunicato Stampa

Tramite le dichiarazioni della neo Assessore all’Ambiente, Monia Monni, la Regione Toscana sembra confermare il progetto di stampo privatistico, oltre che assolutamente antidemocratico, della creazione di una holding che gestisca servizi essenziali come quelli legati ai rifiuti, l’energia, l’acqua.
Nuova holdingIl disegno nefasto ci era stato ricordato pochi giorni fa dal Sindaco di Firenze, Nardella, che ha chiamato il top manager Irace a ricoprire la carica di AD dell’azienda dei rifiuti, ALIA; per poi renderlo esecutore di una fusione con società multiservizi, in particolare nel campo dell’energia, come ESTRA/CONSIAG e Publiservizi; senza trascurare le spa dell’acqua, Publiacqua e Acque, entrambe compartecipate da ACEA, di cui Irace è stato AD per alcuni anni. Il mostruoso colosso sarebbe forse così completato.
In effetti, il piano di una multiutility regionale era stato lanciato e ripreso dall’ex Presidente Rossi in diverse occasioni, nell’arco del suo governatorato decennale, a dispetto di un pronunciamento popolare che con i referendum del 2011 aveva espresso chiaramente la volontà di sottrarre l’acqua, insieme agli altri servizi, dalle leggi del mercato e del profitto.
soldi_acquaE ancora tocca dire come il processo di ripubblicizzazione proposto dai Movimenti e condiviso da milioni di cittadini, sia tutt’altra cosa rispetto alla grandiosa operazione, a cui da tempo lavora la politica PD-Renziana che piace tanto anche alla destra. Tutte le manovre messe in atto finora dai nostri Amministratori hanno fini puramente speculativi, di matrice economico-finanziaria, e nient’altro. La sola “novità” sta nel fatto che per anni la politica ha assecondato se non spudoratamente favorito una gestione privatistica di beni e servizi, mentre oggi mira a farsi diretta imprenditrice, a capo della stessa.
Non si cambia la vera natura di una gestione se, come nel caso dell’acqua, si pensa di liquidare il socio privato, per inserire enti o aziende, sia pure con capitale interamente pubblico! Per non parlare di come ciò venga impunemente sfruttato per celare la manovra sotto le vesti di una ripubblicizzazione, addirittura in conformità a quanto richiesto dai cittadini. Ma si sa, il centro sinistra ha un talento davvero eccezionale per le operazioni di mascheramento.
BiodigestoriAnalogamente, riguardo ai rifiuti, a fine legislatura la Regione ha autorizzato i cantieri per i biodigestori (Montespertoli, Peccioli e Rosignano Marittimo): da una parte l’accostamento al “bio” vorrebbe attribuire il sistema alla green economy, dall’altra questa forma di riciclaggio entrerebbe di diritto a far parte della cosiddetta economia circolare. Eppure esistono dubbi fondati che la tecnica non sia affatto innocua, come esistono soluzioni alternative decisamente migliori per lo smaltimento, che non si vogliono nemmeno prendere in considerazione.
Facciamo allora appello ai Sindaci, in qualità di soci delle aziende che gestiscono i servizi pubblici, ma prima ancora come amministratori di un bene comune: fate sentire la vostra voce per uscire dalla logica economicistica, per far valere solidarietà e democrazia!  Oggi più che mai ne abbiamo bisogno.
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Quando il bene comune è solo merce

Top Manager Irace chiamato ad ALIA

 

COMUNICATO STAMPA

E’ notizia di questi giorni: pare certo che il top manager, Alberto Irace, sia stato chiamato dal Sindaco di Firenze, Nardella, per assumere la carica di Amministratore Delegato di ALIA, l’utility dei RIFIUTI che ha accorpato le aziende operanti sulla Piana Firenze-Prato-Pistoia.

Ma il piano ha mire ben più alte poiché sembra prevedere la creazione di una multiutility che inglobi ESTRA, con prevalenza di gestione nel settore GAS, e addirittura PUBLIACQUA, la Iracemaggiore società idrica della Toscana.

Ovviamente Irace avrebbe il ruolo di guidare l’operazione per poi installarsi, in qualità di AD, nella “mostruosa” società così realizzata.
Il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua conosce Irace. Il primo incontro con lui è avvenuto all’indomani dei referendum del 2011, quando, presente suo malgrado, l’allora AD di Publiacqua manifestò tutto il disprezzo possibile per la vittoria ottenuta dai Movimenti, nonché la totale disapprovazione per quella che sembrava essere una svolta verso la reale ripubblicizzazione del servizio idrico.
Conosciamo Irace per un’altra questione: l’utilizzo da parte di Publiacqua del sistema informatico denominato Acea 2.0. acea-2.0

Siamo stati gli unici a cercare di far emergere le grandi manovre, dirette da Irace, che hanno visto vendere ad ACEA il template messo a punto da Publiacqua, per una cifra irrisoria; concedere gratuitamente “in visione” la stessa piattaforma ad ACEA, ancor prima della effettiva cessione; infine riacquistare da ACEA il “nuovo” template, ovviamente ad un prezzo esorbitante che sono e saranno i cittadini-utenti a pagare per intero.
Ma soprattutto conosciamo Irace per l’impronta aggressiva, in senso economico-finanziario, che ha segnato la gestione di Publiacqua negli anni in cui era AD della stessa. La logica della speculazione e del profitto si è imposta, garantendo utili milionari alla società, in barba agli investimenti effettivi e ad interventi necessari e urgenti di manutenzione, tanto per dirne una.
Non vorremmo comunque far ricadere su un’unica persona il peso e la responsabilità di scelte oltremodo deleterie nella gestione di un bene comune.

In realtà, come troppo di frequente accade, attrice protagonista è la politica, con i nostri Amministratori che paiono aver perso da tempo il senso più nobile del termine “pubblico”, per abdicare a politiche e decisioni di puro stampo privatistico.
Come più di una volta abbiamo messo in luce riguardo al servizio idrico, ma lo stesso vale per gas, energia elettrica, rifiuti… i Governatori locali, acqua_dollarisalvo rare o individuali eccezioni, si stanno trasformando in maniera sempre più decisa in investitori con interessi esclusivamente finanziari. Vengono così depotenziate o addirittura sperperate esperienze concrete di qualità, come era quella di Publiacqua prima dell’entrata del socio privato, come probabilmente era di ASM prima della fusione in ALIA, con l’unico obiettivo dell’accaparramento di utili. E’ allora naturale che la qualità del servizio peggiori sotto ogni aspetto, compreso quello apparentemente avulso di una gestione democratica. In questo tipo di ottica, Irace costituisce senz’altro una garanzia; e una garanzia per tutti, da sinistra a destra.
Ed è veramente grave questa unanimità di pensiero e di intenti, che lascia spadroneggiare il Sindaco di Firenze, permettendogli di fare certe scelte. In realtà la “voglia” di multiutility era stata manifestata anche dal Governatore Rossi, però è la politica renziana che da anni, prima col capostipite, poi tramite il Sindaco Nardella, spinge in ogni modo verso la privatizzazione dell’acqua e degli altri servizi.

E’ davvero scandaloso che non si levi una voce di dissenso!

il-mio-voto-va-rispettatoCome è scandaloso che, perfettamente in linea con lo stile di Renzi, si vogliano mascherare operazioni meramente speculative e di accentramento di potere con la veste candida della ripubblicizzazione.

Nel caso dell’acqua il risultato referendario impone il “gioco”, nel caso dei rifiuti o in altri, non si fa neppure questa fatica.
Complimenti dunque a Renzi e ai suoi uomini! Con neppure il 5% dei consensi alle recenti elezioni regionali, continuano ad imporre la loro volontà, favorendo e costruendo il guadagno di pochi, a discapito del bene comune. Ma evidentemente questo è uno “sport” in cui tutta la politica aspira ad eccellere.

 

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Torna in auge il piano strategico regionale con la costruzione di grandi “autostrade” dell’acqua. Comunicato Stampa

Torna in auge il piano strategico regionale con la costruzione di grandi “autostrade” dell’acqua.

 

La proposta rilanciata dal Presidente di Publiacqua, Lorenzo Perra prevede tre enormi condutture sotterranee:

.dal lago di Bilancino a Calenzano e quindi, Prato. 20 km, per 100 milioni di euro. Da notare che i costi previsti nel 2017 sono assai lievitati, passando da 25 a 100 milioni di euro! TuboneSenza considerare che i rilasci di Bilancino servono a mantenere viva la Sieve;
. dall’impianto di Casa di Lupo a Porcari, Capannori fino a Serravalle Pistoiese, utilizzando le acque del Serchio. 55 km, per 67 milioni;
. dal lago di Montedoglio fino a Montevarchi e altri Comuni aretini. Altri 18 milioni.
Il piano strategico regionale varato nel 2017 prevedeva sostanzialmente di interconnettere tutte le fonti di approvvigionamento di acqua potabile mediante megacondotte che avrebbero creato quasi un anello intorno alla regione. Un piano mai attuato, per l’enorme costo che si sarebbe dovuto sostenere, da riversare interamente sulle bollette dei cittadini. Hanno influito inoltre le proteste delle popolazioni residenti. C’è stata infatti una grande opposizione a Massa Carrara, per il “tubone” che dalle Apuane avrebbe dovuto portare l’acqua a Livorno; come insorsero i cittadini del Mugello, già depredati di torrenti e pozzi a causa della TAV.
Adesso, il presidente Perra ripropone tre megainterventi, con la giustificazione che costa troppo potabilizzare l’acqua dell’Arno. Vogliamo ricordare che tra i sei gestori della Toscana è Publiacqua che utilizza prevalentemente acque superficiali, affermando che fare tanti pozzi aumenta i costi. Tutti gli altri gestori privilegiano le acque profonde.
Non solo, vorremmo anche rammentare che i collettori fognari, tramite gli scolmatori, e i depuratori sono collocati sui corsi d’acqua ed è proprio qui che sversano i propri reflui. Forse se ne dovrebbe innanzi tutto aumentare l’efficienza depurativa, anche per mantenere in vita un essenziale ecosistema.
Sarebbe poi essenziale considerare che le gestioni idriche toscane perdono in media circa il 40% dell’acqua potabile immessa in rete. Perdite idriche 2019 - 2Publiacqua perde ogni anno, per metro di rete idrica lineare, addirittura quasi 11 metri cubi di acqua, l’equivalente di una piccola piscina.
A nostro parere sarebbe quindi più opportuno sostituire la rete idrica obsoleta e salvaguardare localmente le fonti di approvvigionamento dell’acqua potabile, invece di devastare ancora una volta il territorio con nuove opere. Perché di grandi opere ne abbiamo subite già troppe, e i risultati, con il notevole utilizzo di soldi pubblici, non sono stati certamente entusiasmanti.
Viene ora proposto di finanziare le autostrade dell’acqua con le risorse che arriveranno dal Recovery fund della Comunità Europea. Ma queste scelte deludono totalmente quella speranza che dopo la tragedia di una pandemia si fosse riflettuto sul nostro stile di vita e sulla gestione del nostro territorio e dei nostri beni comuni. Confermano invece quella visione di “sviluppo” che antepone l’utilizzo di grandi risorse per mega opere devastanti per l’equilibrio dell’ecosistema ai possibili e indispensabili problemi causati dalle tante fragilità del nostro sistema paese.

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Regione Toscana. PD e Lega sabotano il voto per una vera ripubblicizzazione dell’acqua – Comunicato Stampa

 

 

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Il Consiglio Regionale Toscano ha chiuso in bellezza la legislatura: PD e Lega uniti, non partecipando, hanno impedito il voto sulla proposta di legge (in seguito pdl) per una reale ripubblicizzazione dell’acqua, presentata tre anni prima da Toscana a Sinistra. Se davvero ce ne fosse stato bisogno i due partiti maggiori,acqua_dollari apparentemente in opposizione, ci hanno confermato come non esista differenza quando si tratta di mirare al profitto.

L’occasione poteva essere eccellente per dare una svolta alla gestione del servizio idrico, in senso democratico e partecipativo, nel rispetto e nella tutela di salute e ambiente; e rispondere finalmente alla volontà popolare espressa con i referendum del 2011. Invece i due schieramenti hanno sabotato il voto, accampando giustificazioni davvero risibili.manifesto_acqua_pubblica2019-logotoscano

In tutti questi anni la maggior parte dei politici ha continuato a parole a dichiararsi a favore della ripubblicizzazione, per poi sostenere e facilitare in ogni modo la logica privatistica dello sfruttamento e del mercato: vedi, tra l’altro, le proroghe concesse a tutte le aziende idriche della regione.

In effetti però un cambiamento c’è stato negli ultimi anni: si sta facendo strada una “nuova” proposta. A dirla tutta, il Governatore Rossi ci aveva già pensato all’indomani dei referendum: affidare il servizio idrico ad una società con capitale interamente pubblico, che liquidando la parte privata, si accaparrasse interamente gli utili, magari facendoli restare in Toscana. L’idea sta mettendo d’accordo maggioranze e opposizioni, senza distinzione di colore, semplicemente perché gli utili fanno gola a tutti.

I Movimenti per l’Acqua hanno sempre rifiutato una visione puramente finanziaria ed economicistica della gestione del servizio idrico, e in generale del bene comune, ma non si sono limitati a dire “no” alle scelte dei governi locali e nazionale. C’è una pdl sulla ripubblicizzazione, elaborata su quella di iniziativa popolare risalente al 2007, che ancora giace indiscussa in Commissione parlamentare. C’era anche la pdl non votata in Regione Toscana nell’ultimo Consiglio, elaborata sulla falsariga della stessa. Abbiamo però visto che fine ha fatto.

Siamo alla vigilia delle elezioni regionali: tanto più è doveroso chiedersi quali principi, quali valori muovano davvero i candidati delle “opposte” fazioni.

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Zona Publiacqua – Avevano promesso “niente aumenti per 3 anni” e invece…

INVECE COME AL SOLITO HANNO PREFERITO GUARDARE AL PROFITTO ANZICHé ALLE ESIGENZE DEI CITTADINI !!!

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Emergenza Coronavirus, tante famiglie in difficoltà
I nostri Sindaci ci regalano tariffe dell’acqua più care
In questo periodo di emergenza Coronavirus la crisi economica ha subito una forte accelerazione: tante famiglie si trovano in stato di difficoltà; tanti dipendenti sono in cassa integrazione che nella maggior parte dei casi rappresenta solo la metà dello stipendio; tanti a tempo determinato hanno perso il lavoro; tante piccole attività continuano a registrare ingenti cali di fatturato, altre addirittura sono costrette a chiudere.
Peraltro le stime dei ricercatori ENEA hanno messo in evidenza un forte aumento dei consumi domestici dell’acqua, oltre il 50%, legato proprio all’emergenza epidemiologica e alla permanenza obbligata in casa. Una bella fetta di consumi non rientrerà quindi nelle tariffe agevolate ma nella fascia di eccedenza che comporta una spesa più elevata.
Per questi motivi, come Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, avevamo chiesto una tariffa di quarantena, ossia l’applicazione della tariffa agevolata per tutti i consumi delle utenze domestiche, onde evitare che le famiglie si trovassero a pagare bollette assai salate. Oltre a questo, l’esenzione dal pagamento per chi avesse perso il reddito.
I Sindaci, soci di Publiacqua, invece di deliberare un sostegno ai nuclei familiari, hanno deciso per un aumento delle tariffe di oltre il 2%. Alla Conferenza Territoriale, dei 47 Primi Cittadini, solo 21 erano presenti, e non hanno avuto esitazioni (eccetto il Sindaco di Vaglia che si è astenuto) ad approvare l’incremento, mostrando un chiaro disinteresse per le reali condizioni di vita di cittadini che già pagano una delle tariffe più esose del Paese, per un bene essenziale come l’acqua.
L’unica preoccupazione emersa è stata riguardo all’eliminazione a fine 2021 del canone di concessione, pagato dal gestore ai Comuni. Tant’è che il Direttore AIT si è detto disponibile a chiedere ad ARERA, l’autorità nazionale, la possibilità di procedere ad una proroga oltre la scadenza prevista.
Completamente dimenticato lo spot pre-elettorale del 2018, uno dei cavalli di battaglia per le amministrative di Firenze, e non solo: allungamento al 2024 della concessione a Publiacqua, in scadenza nel 2021, ma nessun aumento per le tariffe nell’arco dei tre anni. Complimenti per l’attenzione e la coerenza!
Come sempre, l’esito di queste scelte va a gravare sui cittadini, specie i più deboli; mentre gli utili del gestore restano salvi; e con essi, la quota spettante ai Comuni, ancora una volta paladini della legge del mercato e del profitto.

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Publiacqua: da gallina dalle uova d’oro di acea a bancomat dei sindaci?

Comunicato stampa del Forum Toscano dei Movimenti Per L’Acqua

DA GALLINA DALLE UOVA D’ORO DI ACEA

A BANCOMAT DEI SINDACI?

Firenze, capofila dei 46 Comuni gestiti da Publiacqua, tesse anche stavolta la ragnatela, lanciando di nuovo lo spot della ripubblicizzazione dell’acqua, come già dichiarato nel 2019, alla vigilia delle elezioni comunali. il-mio-voto-va-rispettatoDal 2011, quando i referendum decretarono la sottrazione del servizio idrico dalle leggi di mercato e dal profitto, la politica nazionale e locale ha osteggiato in ogni modo la reale applicazione degli esiti referendari, rimasti a tutt’oggi lettera morta. E ora? A distanza di nove anni, ci troviamo effettivamente di fronte a un cambio di rotta?

Vale la pena ricordare che dai primi del 2000 i nostri Sindaci, con il 60% delle quote, hanno messo in mano al socio privato la gestione dell’acqua. Infatti i patti parasociali prevedono che l’Amministratore Delegato sia espresso dal socio privato, mentre la parte pubblica della spa designa solo il Presidente del C.d.A. Pertanto i Comuni subiscono, quando semplicemente non favoriscono, la dittatura di ACEA, con grande soddisfazione della dirigenza della società romana e del Comune di Roma, che con il suo 51% continua beatamente a lucrare sul servizio idrico di mezza Toscana.

Oltre tutto, va fatto notare ai nostri egregi Sindaci, che la rottura dei patti parasociali non cambia la situazione, in quanto anche lo statuto di Publiacqua sancisce la stessa identica cosa: l’AD è scelto dal privato! Allora, sarà effettivamente cambiata la musica?

Significativo in proposito il prolungamento di 3 anni della concessione a Publiacqua, slittata fino al 2024. Elargito nel 2018, ancora in questa occasione viene spudoratamente rivendicato come necessità per agevolare la liquidazione del socio privato, ACEA. Per non dire del regalo fatto in precedenza alla società romana dell’intero sistema informatico di Publiacqua, che comprende la gestione delle risorse umane, delle relazioni con i clienti e con i fornitori, la pianificazione delle risorse di impresa…un vero patrimonio! Per poi comprare da Roma il sistema Acea 2.0 che, ce ne fosse stato bisogno, ha rinsaldato il potere del socio privato.

Comunque sia, è toccato a Prato avviare il percorso della sedicente ripubblicizzazione. E al di là delle dichiarazioni mediatiche, in Consiglio Comunale il Sindaco ha esordito con: “un po’ troppo parlare di ripubblicizzazione”, a cui ha fatto eco un Consigliere PD: la “vera ripubblicizzazione”, quella chiesta dai referendum del 2011, “non è indolore”, lasciando intendere che sia da preferire un’altra strada.

Acea Ato2. Salta la conferenza dei sindaci, troppi dubbi sulla ...Da preferire, certo, la gestione “in house” tramite una Spa, quindi una società di capitali sia pure interamente pubblica, che lascerebbe l’azienda idrica sul mercato, continuando a sfruttare l’acqua come una merce da cui ricavare il massimo profitto. Nel caso però, sicuramente entrerebbero più soldi nelle casse comunali, e resterebbero comunque nell’ambito della nostra beneamata regione.

Perché i soldi distribuiti dalle partecipate fanno gola a tutti, sia ai Sindaci di centro destra che a quelli di centro sinistra, in ugual misura. Tant’è che da un ventennio le scelte non si fanno più con una visione strategica sul futuro del servizio idrico, ma sulla base di quanto potranno fruttare le quote di partecipazione alle Spa dell’acqua. Il dubbio che ci attanaglia però è che tutta l’operazione potrebbe rivelarsi semplicemente una manovra elettorale in vista delle regionali, per far raccattare qualche voto in più al centro sinistra.

Come da tempo abbiamo sostenuto, i Comuni dovrebbero davvero riprendere in mano la gestione dell’acqua, in collaborazione coi cittadini e con i lavoratori del settore, costituendo aziende speciali o consortili: aziende soggette al diritto pubblico, dove nessuno speculi per ottenere profitti dall’acqua. Adesso, come in precedenza, pare che si stia andando in tutt’altra direzione.

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Aiuta il Forum Toscano, dona il tuo 5 X 1000

cropped-Cartello-e-Palloncini-1.jpgAnche quest’anno chiediamo al popolo dell’acqua pubblica di scegliere il Forum Toscano dei Movimenti per L’Acqua come destinatario del 5X1000 nella dichiarazione dei redditi.

Il Forum Toscano si avvale dell’Associazione Acqua Bene Comune Pistoia per raccogliere i fondi necessari a portare avanti le lotte per contrastare l’avanzamento del privato nella gestione del servizio idrico.

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Chiediamo quindi a chi volesse aiutarci, di usare il codice fiscale dell’associazione        Acqua Bene Comune Pistoia

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Convegno regionale su acqua pubblica… Niente di nuovo sotto il sole!

Comunicato Stampa

Il Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua si compiace che la Consigliera Spinelli abbia organizzato il convegno tenuto a Firenze il Acqua pubblica non se ma quando17 gennaio scorso: Acqua pubblica: non se, ma come e quando    e abbia invitato a dibattere su tale importante tema altri Consiglieri Regionali,  il Presidente Giani,  i Sindaci,  la CGIL,  Federconsumatori,  Legambiente,  l’onnipresente Direttore Generale dell’Autorità Idrica Toscana Mazzei e il Governatore uscente della Regione Rossi.
Grazie dunque a chi,  molto coerentemente ma assai poco democraticamente,  ha pensato di escludere da questo convegno il Forum Toscano,  una voce di certo scomoda ma pur sempre il primo soggetto,  se non l’unico,  che da almeno un decennio continua a sostenere la necessità e l’urgenza di avere una gestione dell’acqua realmente pubblica.
Una gestione sotto la diretta responsabilità dei Comuni:  il livello decisionale più prossimo ai cittadini che risiedono negli ambiti territoriali dove il servizio viene erogato.
Si ringraziano poi tutti i Consiglieri Regionali,  e in particolare quelli di maggioranza,  con il Presidente Rossi in testa,  per l’attenzione mostrata finora al tema in questione,  essendosene oltre tutto fregati sia della tutela dei consumatori-utenti che degli strumenti per la partecipazione popolare pomposamente enunciati nei preamboli delle leggi regionali sull’acqua,  fin qui emanate.  Il  Comitato Regionale di Controllo sulla Qualità del Servizio Idrico,  in primis,  è stato lasciato nelle mani di politici indolenti ma fidati,  che ne hanno assicurato la totale inattività,  con gran beneficio degli interessi dei gestori.

Venendo al convegno,  significative sono le dichiarazioni rilasciate dal Governatore Rossi.  Forse l’approssimarsi delle elezioni regionali ha richiamato alla mente dei politici quello che oltre 26 milioni diil-mio-voto-va-rispettato cittadini avevano chiaramente espresso con il voto nei
referendum del giugno 2011:  la volontà assoluta di ripubblicizzare il servizio idrico,  e di togliere ai soggetti privati la possibilità di fare profitti con l’acqua.  La priorità per Rossi
pare essere infatti il rispetto della volontà popolare referendaria,  unita alla necessità di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici,  altro tema d’attualità,  assolutamente da non trascurare in campagna elettorale.  Ma qui entra in gioco la parte sostanziale e più appetitosa della eventuale ripubblicizzazione del servizio idrico. Rossi tenta il colpo di coda spudorato e dichiara di avere in merito una proposta di legge già pronta,  che potrebbe essere approvata prima della fine della legislatura.
Intanto e come sempre,  nessuna nota critica sulla gestione  rivatistica dell’acqua,  che ha segnato gli ultimi 20 anni in maniera disastrosa.  Anzi,  ne rivendica la positività e l’efficienza.  E proprio sulla scorta di quest’ultima considerazione,  in barba tra l’altro
anche alla decisione presa dai Comuni in sede AIT,  Rossi ripropone un operatore unico  su scala regionale che sappia governare la risorsa.

Niente di nuovo sotto il sole!  Il gestore potrà essere pubblico (negli anni,  ha proposto COOP, ESTRA…)  ma la logica aziendale resta acqua_dollarisaldamente la stessa:  fare profitti sull’acqua.  E magari,  perché no, rilanciare nuovamente l’idea di una multiutility regionale,  in forma di spa,  che si occupi di altri servizi assai remunerativi.

Siamo sempre lì!   Siamo ancora lì!

 

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